CDS 26.2 – Nuova chiusura ultra-leggera 26 mm 3-principi

Nelle aspettative del settore imbottigliamento, l’arrivo di questa capsula sul Mercato, potrebbe avere l’effetto di un ricambio generazionale, una sorta di effetto domino dove tutte le concezioni di chiusura “economica” già presenti verranno ulteriormente sospinte in avanti ad un livello di evoluzione tecnica difficilmente superabile. Una capsula per acqua naturale che consente di abbassare di oltre il 30 % il peso della più leggera delle attuali capsule leggere tipo Alaska. Una capsula che raggiunge il limite psicologico del grammo di peso. Da un punto di vista prettamente tecnico e produttivo siamo di fronte ad una evoluzione tecnologica, nel settore dell’imbottigliamento di acqua naturale, difficilmente superabile. Una sfida al limite minimo ammissibile a fronte di una perfetta e garantita sigillatura del prodotto.

 

Ciò comporta degli impianti di produzione e di imballaggio sempre più accurati e dotati di sistemi di verifica e di prevenzione tra i più sofisticati. Altrettanta tecnologia viene richiesta agli impianti di imbottigliamento che trattano questa capsula, per evitare che la struttura estremamente leggera di questa chiusura venga inficiata da deformazioni o applicazioni incerte. Gli elevatissimi standard di velocità di imbottigliamento ripagano di questi investimenti.

 

Di pari passo con la capsula o, se vogliamo in anticipo sulla capsula, abbiamo lo sviluppo delle imboccature che nel finish 26.2 riducono di un grammo abbondante il peso delle già leggere imboccature 28-3P tipo Alaska. Nel breve termine si prospetta, in particolare presso gli imbottigliatori più grandi, la spinta verso linee superveloci, superleggere e superproduttive che produrranno ininterrottamente un monoformato, o al massimo 2 formati, su ritmi vertiginosi. Come è stato anticipato, questi limiti dimensionali e produttivi saranno difficilmente superati, almeno nel breve futuro, a garanzia per chi ne usufruirà di aver un prodotto di estrema concorrenzialità.

 

Non si tratta tuttavia solo di una corsa esasperata verso il sempre-più-leggero o il sempre-più-piccolo, questa evoluzione si traduce in ritmi produttivi più “ecologici” per così dire, che garantiscono, a parità di quantitativo prodotto, un minor impatto ambientale su vari livelli: minor energia per produrre maggiori quantitativi, minori trasporti sulle strade per i maggiori volumi trasportati, minor quantità di materie plastiche immesse in circolo e l’impegno di spazi di immagazzinaggio proporzionatamente minori. Questi vantaggi si riverseranno chiaramente sull’ambiente tramite un ridotto impatto ed il concorso di tutta la catena dal produttore dei componenti all’imbottigliatore finale. 

 

 

 

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